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    Se ne va un simbolo dell’11 settembre: è morta la dust lady

    Si dice che ognuno di noi ricordi esattamente il luogo dove si trovasse nel momento in cui ha appreso la notizia dell’attacco aereo alle Torri Gemelle. L’eco di quella notizia tormenta ancora il popolo americano, attaccato, forse per la prima volta, nel cuore pulsante del suo paese, ma in misura ancora maggiore, rappresenta una ferita non ancora rimarginata per tutti coloro che sono sopravvissuti alla tragedia.

    Marcy Borders era una di loro, denominata dust lady, la “signora di polvere”, per una delle fotografie che meglio catturavano la portata del disastro. Marcy guardava verso l’obbiettivo, completamente ricoperta dalle polveri del luogo in cui fino a pochi instanti prima lavorava, e il suo viso trasmetteva paura, angoscia, incredulità.

    «Ero pronta a cominciare la giornata, quando l’edificio ha cominciato a tremare e a scuotersi. Ho perso il controllo, sono diventata frenetica. Mi sono fatta strada per uscire da quel posto» ha raccontato al Daily Mail nel 2011.

    Da un mese aveva iniziato a lavorare come assistente legale della Bank of America, ma quell’11 settembre 2001 era arrivata in ufficio in ritardo. Era ancora in piedi quando l’aereo colpì la torre. Il suo capo le aveva intimato di tornare alla sua scrivania, ma lei, come molti altri, si era rifiutata. Dall’81esimo piano aveva cominciato a scendere le scale che l’avrebbero condotta alla salvezza.

    Una volta uscita fuori dal grande portone si era riparata nella hall di un edificio adiacente, mentre le due torri crollavano sotto i suoi occhi. È stato proprio in quel momento che il fotografo Stan Hoda l’ha immortalata, rendendola un simbolo dell’America sconvolta, piegata, ma sopravvissuta al disastro.

    Lo scorso 24 agosto, però, a poche settimane dall’anniversario del disastro aereo che l’avrebbe sempre perseguitata, quel simbolo è morto. Marcy, che aveva 42 anni, lottava contro un tumore allo stomaco, causato secondo lei dalle polveri inalate quel giorno di metà settembre. Aveva sempre avuto paura di un nuovo attacco, una paura che riusciva a tenere a bada solo con la cocaina e l’alcol.  Poi, però, aveva seguito un percorso di riabilitazione e aveva ricominciato a sperare.

    «Non mi considero più una vittima, ma una sopravvissuta» aveva rivelato, ma nonostante i suoi grandi sforzi, la normalità non è più riuscita ad entrare nella sua vita.

    Giorgia Golia

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