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mercoledì, Febbraio 21, 2024
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    Gli auguri della discordia: Ucraina boicotta Coca Cola

    Alcuni biglietti d’auguri a volte possono risultare spinosi. Lo ha scoperto di recente la Coca Cola, bersagliata, sia del governo ucraino sia da quello rivale della Federazione Russa, per una cartolina augurale di Capodanno dove la collocazione della Crimea si è rivelata assai difficile.

    La cartolina, postata dalla filiale russa del colosso americano sul social network locale VKontakte, raffigurava i confini del paese senza includere quel territorio da lungo conteso con lo stato ucraino. La risposta dei cittadini e clienti non si è fatta attendere, sfociando in un tale malcontento da indurre il grande marchio a una rettifica.

    È stato allora che anche gli ucraini hanno espresso il loro malcontento: il governo di Kiev, infatti, considera ancora quella penisola come parte integrante del proprio territorio sovrano, seppur invaso dalle truppe di occupazione russe. Così Mustafa Nayyem, parlamentare ucraino del “Blocco Poroshenko” ha chiesto sulla sua pagina Facebook il boicottaggio dei prodotti della Coca-Cola Company.

    Nonostante le più sentite scuse dell’azienda, il leader ha consigliato a tutti gli ucraini di non comprare la bevanda, scrivendo: «Le azioni di Coca Cola violano la posizione ufficiale di Washington di condanna all’occupazione illegale da parte della Russia della Crimea, che è sempre stata parte integrante dell’Ucraina. In nessun paese al mondo, neanche nella patria della Coca Cola, la Crimea è un territorio della Russia».

    Mentre l’hashtag #BanCocaCola ha superato in pochi minuti i 15mila like, un altro parlamentare, Oleh Tyahnybok si è unito alla protesta, dichiarando: «Le autorità devono vietare immediatamente le attività di quest’azienda americana in Ucraina, che ha di fatto riconosciuto che la Crimea appartiene a Mosca».

    Le buone maniere da riservare a due nazioni perennemente in conflitto per i loro confini non sono semplici da definire. Questa notizia, seppur di minore importanza, ci mostra un quadro piuttosto difficile dal punto di vista diplomatico: una grande nazione crede di aver già annesso ai suoi possedimenti un territorio militarmente occupato, mentre l’altra si aggrappa alla convinzione che esso gli appartenga ancora di diritto. La strada per una risoluzione è ancora lunga, intanto, per la Coca Cola, i pubblicitari dovranno evitare altre cartine.

    Giorgia Golia

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