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    Grexit: prime trattative post referendum

    Grazie anche ai risultati del referendum dello scorso fine settimana, che mirava a divulgare l’entità delle misure richieste da Bruxelles e a sondare l’appoggio alla politica del premier greco Alexis Tsipras, lo scenario di un “Grexit” continua a preoccupare i mercati europei.

    Dopo le dimissioni del ministro delle finanze Yanis Varoufakis, Tsipras ha potuto rilasciare alcune dichiarazioni oggi, al vertice del Parlamento Europeo a Strasburgo, dove è stato accolto da applausi e grida entusiaste. «I soldi dati alla Grecia non hanno mai raggiunto il popolo, – ha asserito puntando il dito contro le politiche monetarie comunitarie – sono stati dati per salvare le banche europee e greche. La mia patria si è trasformata in un laboratorio sperimentale di austerità, ma l’esperimento non ha avuto successo». «La scelta coraggiosa del popolo greco – ha aggiunto – non è di rottura con l’Europa, ma è la scelta di tornare ai valori che stanno alla base dell’Ue. È un messaggio chiarissimo».

    Ma le parole del premier sono smentite da una realtà ben più grave: Atene deve ancora estinguere il suo debito con la Banca Centrale Europea e un eventuale ritorno alla dracma, moneta che potrebbe valere tra i 25 e i 50 centesimi di Euro secondo il miliardario Wilbur Ross, sarebbe un’operazione più complicata delle trattative in atto. L’Organizzazione Internazionale per la normazione, infatti, dovrebbe conferire alla nuova valuta greca un codice identificativo che consenta di poter elaborare pagamenti e operazioni su titoli e derivati. Secondo Ross, si darebbe il via a un procedimento lento, costoso e non senza sorprese, che porterebbe a ridurre il valore delle pensioni e degli investimenti.

    Tsipras, tuttavia, è ancora certo di poter pervenire a un accordo coi creditori internazionali: «Chiedo un taglio del debito per poter essere in grado di restituire i soldi. – ha dichiarato – Io non ho un piano segreto per uscire dall’euro e vi sto parlando davvero con il cuore in mano». Il governo di Atene infatti ha smentito di preparare una moneta parallela e ha inviato una lettera all’European Stability Mechanism per richiedere un prestito triennale per onorare le prossime scadenze.

    In buona sostanza, il referendum di cui stati testimoni è stato un mero sondaggio a sfondo democratico che non ha fatto altro alimentare quel sentimento anti-europeista che caratterizza gran parte dei paesi del Mediterraneo e anche alcuni partiti nostrani, come è stato rimproverato al premier anche dal Partito Popolare Europeo. Non si è dato seguito fino in fondo al volere del popolo, né tale mossa si è riversata in un piano d’azione ben strutturato per far uscire dal tunnel dell’insolvenza finanziaria il paese da cui, per cultura, discendiamo tutti.

    Giorgia Golia

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