Dopo 30 anni, Chernobyl risorge grazie al fotovoltaico

30 anni fa si aveva paura che la minaccia nucleare ci raggiungesse, ora si parla di ricostruzione. È da quel 26 aprile 1986 che Chernobyl è diventata una città fantasma, troppo pericolosa per le radiazioni assorbite dal suolo, dall’acqua, dall’atmosfera, ma oggi, quasi per ironia del destino, il governo ucraino ha in mente di stabilirvi un nuovo polo di energia. Rinnovabile, però.

Il nuovo progetto che ingloba l’area contrassegnata da una delle più grandi catastrofi nucleari del secolo scorso, sarebbe in grado di portare energia a 4000 case e di liberare (finalmente) il paese dal monopolio del gas russo. Tutto ciò sfruttando l’enorme spazio della vecchia centrale, che consta più di un milione di acri, e creando il più grande parco a pannelli solari del mondo. Il costo per mettere in piedi questa struttura si aggira attorno a 1,1 miliardi di euro, ma ripagherebbe enormemente l’ex Repubblica Sovietica arrivando a produrre 4 megawatts di energia. Un approvvigionamento che servirebbe di gran lunga all’Ucraina, devastata da crisi energetiche e dal recente conflitto con la Russia sui confini e sulla paternità delle coste della Crimea.

Tra i più accaniti sostenitori della proposta c’è il presidente Petro Poroshenko, che mira verso l’indipendenza energetica del paese, con l’ampliamento degli studi sulle energie rinnovabili. Anche il ministro dell’ambiente ucraino Ostap Semerak, in una conferenza a Londra, ha voluto commentare il progetto: «Il sito di Chernobyl ha davvero un buon potenziale per le rinnovabili. In quella zona abbiamo già tante linee di trasmissione ad alta tensione che sono state precedentemente utilizzate per le centrali nucleari e in aggiunta abbiamo anche molte persone addestrate a lavorare nelle centrali elettriche, entrambe condizioni perfette per l’attuazione del progetto».

Sembra quasi uno scherzo del destino, ma forse proprio Chernobyl potrebbe salvare l’Ucraina da un clima di isolamento e riportarla a trattare da pari al tavolo con la Russia, nel mezzo di un conflitto che ancora non sembra essere finito, anche se i riflettori sono di nuovo puntati altrove.

Giorgia Golia

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