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    Acque Albule: nuova sentenza dà ragione a Di Romano e Comune di Tivoli

    Una nuova sentenza del Tribunale di Roma mette il punto su una complessa diatriba, risalente al 2013, che vede come attori il Comune di Tivoli e il suo rappresentante Francesco Di Romano, riunitisi a giudizio contro la Acque Albule S.p.a.

    La contesa sarebbe partita da una delibera della stessa società, promulgata lo scorso 11 agosto 2013, in cui era stata revocata a Di Romano la carica di amministratore in quanto il suo peso all’interno della società non aveva permesso la vendita di alcuni appartamenti del Fabbricato A, in via Don Giovanni Minzoni. La decisione dell’assemblea, convocata in un giorno festivo e in assenza dell’allora Commissario Straordinario Alessandra De Notaristefani Di Vastogirardi, avrebbe poi portato alla nomina, in sostituzione dell’ex amministratore, di Alessandra Tombesi. La stessa, poi, si sarebbe dimessa lo scorso 20 febbraio 2014.

    Sebbene la tesi portata avanti dal Comune di Tivoli e Di Romano sull’illegittimità della deliberazione perché “affetta dai vizi di abuso di potere, mancanza di informazione e difetto di legittimazione alla revoca” sia stata respinta dal tribunale, è stata invece accolta la richiesta dell’ex amministratore del riconoscimento della revoca senza giusta causa, con il pagamento di tutti i danni patrimoniali e d’immagine sostenuti in questi anni.

    Il Tribunale di Roma, nel corso della consulta del 21 dicembre 2016, non ha ravvisato nel suo comportamento alcun atto di negligenza che potesse tenere in stallo la situazione economica della società: sebbene, come riportato negli atti, l’amministratore non fosse stato direttamente nominato dal Comune di Tivoli (socio pubblico con maggioranza assoluta  con una partecipazione al 60% del capitale sociale) la sua opposizione alla vendita di quegli immobili messi a diposizione dal Comune di Tivoli per il potenziamento dell’offerta  turistica e termale era in linea con gli interessi societari e l’indirizzo del socio pubblico.

    «Esprimo soddisfazione non solo per l’esito favorevole del ricorso – ha commentato Francesco Di Romano – ma soprattutto perché la sentenza chiarisce che la mia posizione nel Consiglio d’Amministrazione, contraria alla vendita degli appartamenti destinati allo sviluppo termale, che aveva provocato la revoca, rappresentava solo la posizione e gli interessi del Comune di Tivoli, azionista di maggioranza della società Acque Albule».

    La notizia della sentenza mette fine non solo a un ricorso e a un iter giudiziario, ma condanna lo sfruttamento e la rivendita, da parte di alcune società, di terreni appartenenti al bene pubblico per aumentare le entrate nei propri bilanci. Una pratica, purtroppo, ancora molto frequente.

    Giorgia Golia

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