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martedì, Febbraio 27, 2024
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    Il tricolore dei terremotati a Roma: meno scartoffie, più aiuti

    La burocrazia lenta fa male più di un sisma. È la denuncia di alcuni cittadini delle zone terremotate che hanno organizzato nella giornata di ieri un sit-in di protesta in piazza Santi Apostoli, Roma.

    Il gruppo di terremotati, riunitisi in un comitato spontaneo e apartitico denominato “Quelli che il terremoto”, vestiva una fascia tricolore, come quella dei sindaci dei comuni che in questi mesi non sono riusciti ad avere accesso alle risorse messe in campo dal governo a causa di un iter troppo lento o complesso.

    Tra i vari striscioni che li accompagnavano, capeggiavano i titoli: “4 mesi per 25 casette”, “Montanari sì, fessi no” e “Ad Amatrice la scossa, a Roma datevi una mossa”. Ed è proprio una spinta quella che hanno voluto dare al sistema, lo stesso di cui ora si sentono vittime. Le risorse ci sono ma non sono state ancora adoperate.

    «Siamo qui per manifestare la nostra amarezza per come è stata gestita tutta questa emergenza. Siamo molto arrabbiati e per tanti motivi. Che fine hanno fatto i soldi versati per solidarietà dagli italiani? Dove sono le casette e i moduli abitativi che ci avevano promesso? Non possiamo più aspettare chiacchiere e parole, vogliamo finalmente i fatti» ha dichiarato Peppe Mariani, imprenditore e organizzatore della manifestazione, mentre il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi ha assicurato che se presto non cambieranno le cose allora saranno anche gli stessi sindaci a scendere in piazza.

    La delegazione, però, è riuscita ad essere ricevuta a Montecitorio dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che ha accolto così le loro richieste: «A 5 mesi dal primo terremoto dovremmo fare un tagliando, per capire cosa ha funzionato bene e cosa meno. E occorre farlo insieme: cittadini, sindaci, amministrazioni locali e regionali. La comunicazione c’è tra istituzioni nazionali e locali, credo si debba fare in modo vi sia una comunicazione diretta anche con i cittadini. Se il canale è diretto gli emendamenti ai provvedimenti si fanno nell’ottica delle richieste dei cittadini».

    Ha però precisato: «Penso abbiate ragione nel chiedere più capacità di intervenire in tempi brevi, però noi non vogliamo snellire troppo per poi trovarci a fare i conti con degli illeciti. L’esperienza ci insegna che quando si bypassano le misure di controllo nel nostro paese si è arrivati a situazioni di corruzione e abusi. Non vogliamo che questo accada di nuovo».

    Nel frattempo è ricominciato a Palazzo Madama l’esame della riforma della Protezione Civile che potrebbe concedere poteri straordinari a chi si occupa di emergenze e ricostruzione, senza limiti o cappi di natura burocratica, al fine di rendere più rapida l’attivazione di misure di crisi. In settimana, ha annunciato il premier Gentiloni, ci sarà il decreto.

    Segnali incoraggianti ma non ancora tramutatisi in realtà. Il governo dovrà fare in fretta, perché l’orologio di chi ha perso tutto batte più velocemente di quello della politica.

    Giorgia Golia                                                                         

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