Momento di paura a New York, spari in centro città

L’escalation di violenza che ha contagiato gli Stati Uniti non sembra che possa diminuire senza una radicale riforma della legislazione inerente alle armi da fuoco, come vorrebbe da tempo il Presidente Barack Obama.

Alle 6,30 di oggi, 9 novembre 2015, ora locale, è avvenuta una sparatoria vicino alla Penn Station, nel centro di Manhattan, in cui sono stati coinvolti due feriti e un morto di 43 anni. L’uomo che ha aperto il fuoco sarebbe fuggito in auto subito dopo, insieme ad altri due uomini, ma le forze dell’ordine hanno prontamente cominciato un inseguimento per le vie della città.

Il luogo dove sono accaduti i fatti si trova all’incrocio fra la 35esima Strada e l’Ottava Avenue, ed è un nodo ferroviario e metropolitano significativo per i trasporti interni della Grande Mela, perciò è sempre gremito di pendolari negli orari di punta.

Il New York Times ha inoltre riportato testimonianze che inserirebbero i colpi di pistola dopo una furiosa lite, avvenuta davanti a un fast food e poi proseguita dentro la stazione.  Alle 6.15 si è udito il primo sparo, seguito dalla fuga dei tre sospetti a bordo di un’auto scura o grigia metallizzata.

Le vittime, secondo la Abc, sono state tutte identificate: l’uomo assassinato è Angel Quinones, 43 anni, mentre i feriti sono William Lamboy e Eddy Torres, feriti allo stomaco e alle gambe. Alcuni testimoni e abitanti della zona hanno confermato al NY Daily News che le tre vittime si conoscevano perché frequentavano una clinica di metadone poco lontano dal luogo dell’aggressione, il il West Midtown Medical Group. Tuttavia il detective Robert Boyce, ha assicurato che il fatto «non sembra avere niente a che fare con la clinica di metadone».

Sebbene non si conosca la matrice che abbia portato a compire un gesto simile in pieno giorno, ciò che lascia perplessi è la scarsa sicurezza che si respira per le strade, scuole, luoghi pubblici delle città statunitensi. Vale la pena continuare a vivere con la paura di chi ci circonda? Il primo presidente di colore pensa di no, ma la strada sembra ancora lunga da fare.

Giorgia Golia

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