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lunedì, Febbraio 26, 2024
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    La terra trema ancora, ma permette di salvare persone e scritti leopardiani

    La terra continua a tremare nel Centro Italia, ma la verità è che non ha mai smesso. Le due violente scosse di mercoledì, una registrata alle 19.10 e l’altra alle 21.10, sono state seguite da altre 260 e sembrano collegate al terremoto che ha dilaniato i piccoli centri di Accumoli e Amatrice lo scorso agosto. Inoltre nella notte tra il 27 ed il 28 ottobre sono state registrate altre 100 scosse, di cui la più forte è stata di magnitudo 3.5). Il nuovo epicentro sarebbe stato rilevato nella zona di Castelsantangelo sul Nera, Visso (Macerata) e Preci (Perugia). Anche nel territorio di Tivoli, Guidonia e Roma, le scosse sono state nitidamente percepite dalla popolazione e ieri molti stabili, tra cui numerose scuole, sono state chiuse per alcune perizie tecniche sulle strutture, viste le crepe evidenziatesi in alcuni stabili della Capitale.

    Le piogge torrenziali, la scarsa visibilità e la conformazione impervia di questi piccoli centri non hanno permesso ai soccorritori della Protezione Civile di intervenire con rapidità, ma nonostante ciò non si annoverano vittime, soltanto sfollati che, secondo le ultime stime, sarebbero quasi 4mila. Ciò è stato dovuto anche alla manifestazione anomala del sisma, che ha scatenato prima una scossa di magnitudo 5,4, capace di allertare i cittadini e indirizzarli verso luoghi sicuri prima dell’arrivo della seconda, più forte, di magnitudo 5,9. Mario Tozzi, geologo del Cnr, ha spiegato il fenomeno: una scossa forte e una successiva, ancora più forte, nella stessa zona o in zona contigua è un meccanismo tipico dei terremoti dell’Appennino, nel 1997 la scossa della sera fu simile a quella della mattina e anche ad Amatrice quella iniziale era di 6 gradi e poi ne è arrivata una di 5,8. È una cosiddetta ‘doppietta sismica’.

    La coppia di scosse avvertite in questi piccoli centri ha permesso i danni ai soli edifici, che hanno riportato crepe o si sono sbriciolati a causa del movimento ondulatorio del terreno a cui ne aerano ancorate le fondamenta. Si tratta di chiese e ed edifici che facevano parte del patrimonio artistico del Centro Italia, e che, insieme al paesaggio circostante, rappresentavano un unicum di tradizione e cultura, come la chiesa di San Salvatore a Campi di Norcia, un gioiello del XII secolo.

    Un bene artistico, seppur di minor evidenza, però, è riuscito a salvarsi: il manoscritto dell’Infinito leopardiano, precedentemente custodito nel Museo di Visso, sito nel Palazzo dei Governatori, insieme a altri 27 redatti direttamente dalla penna del poeta. Si tratta di sei Idilli, tra cui “L’Infinito” e “La sera del giorno festivo”, cinque sonetti, l’Epistola al Conte Carlo Tiepoli, 14 lettere scritte tra il 1825 e il 1831 all’editore milanese Stella e un commento alle rime del Petrarca. La struttura che li ospitava era rimasta seriamente compromessa già dopo il sisma del 24 agosto scorso, ma ora il pericolo di un suo crollo si fa più reale. Ma Bologna si è già offerta di ospitarli per metterli al sicuro, come ci riferisce il sindaco Virginio Merola: «Con il sindaco di Visso abbiamo già un rapporto, loro hanno dei testi manoscritti di Leopardi che ospitavano nel loro museo. Li ospiteremo qui a Bologna e attorno a questo daremo tutta la solidarietà che come cittadini sapremo dare».

    Dopo l’incolumità degli esseri umani, si cerca di preservarne quella delle opere d’arte che circondano, animano, rendono grande, da sempre, il nostro paese. Perché nessuna scossa potrà portarci via una lunga tradizione di bellezza che cerchiamo ancora oggi di custodire.

    Giorgia Golia

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