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lunedì, Marzo 4, 2024
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    Giornalisti e tecnologie dietro i Panama Papers

    Da qualche settimana è scoppiato lo scandalo dei Panama Papers, il risultato di un’attenta indagine investigativa che ha consentito di rintracciare 360mila persone, tra cui più di 100 italiani, responsabili del controllo di 200mila compagnie off-shore.

    Oltre allo scandalo e alla eventuale incriminazione dei soggetti contenuti nel dossier, che, attraverso lo studio Mossek-Fonseca, avrebbero creato società in vari paradisi fiscali tra cui Panama, le Bahamas, le Isole Vergini britanniche, Cipro e la Svizzera, ci interessiamo oggi a chi ha scoperto questi documenti e li ha resi fruibili a tutti gli utenti.

    Si tratta del Consozio Internazionale del Giornalismo Investigativo (ICIJ), una rete globale di 307 giornalisti da 79 paesi che collaborano sull’approfondimento di particolari storie e inchieste. Fondato nel 1997 da Chuck Lewis e lanciato come un progetto del Center for Public Integrity, negli anni si è sempre occupato di questioni che oltrepassano le frontiere nazionali: la criminalità, la corruzione, e le responsabilità del potere.

    Per lo scandalo dei Panama Papers, in particolare, la tecnologia e il supporto investigativo di tutti i giornalisti è stato indispensabile, in quanto per il Data and Search Unit del consorzio non aveva mai ricevuto tanta documentazione: gli 11, 5 milioni di file occupavano circa 2.6 Therabyte ed erano di una grande varietà (fogli di calcolo, e-mail e file Pdf di formati non più supportati).

    L’inchiesta, quindi, della durata di un anno, ha avuto come scopo primario la facilitazione della ricerca per ogni singolo documento o personaggio, realizzata attraverso l’estrapolazione di queste norme a archivio segreto, la scoperta di collegamenti tra società e investitori e tra le varie società off-shore e il riversamento di tutti i dati in un sistema di supporto grafico, creato da Linkurious e in un database interattivo denominato “The Power Players”, in cui sono contenuti 140 politici, capi di stato  e ministri da più di 50 paesi, legati a compagnie situate in 21 paradisi fiscali.

    Tutti questi documenti, le ricerche e i legami scoperti dal ICIJ sono fruibili da chiunque e in qualsiasi momento.  Perché in uno scenario dove internet sembra ormai contenere la risposta ad ogni interrogativo è sempre più facile comunicare una notizia, tuttavia sono pochissimi i casi in cui il lavoro che c’è dietro un’indagine giornalistica viene svelato e messo alla portata di tutti. Perché ognuno di noi ha diritto a scoprire cosa c’è dietro a una notizia, affinché la disinformazione resti solo un ricordo.

    Giorgia Golia

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