Eagles of Death Metal di nuovo a Parigi: “tutti dovrebbero avere armi”

Tre mesi dopo le stragi del Bataclan, che avevano bagnato di sangue innocente il loro concerto, gli Eagles of Death Metal tornano ad esibirsi su un palco di Parigi, l’Olympia, che ieri sera era assediato da oltre 300 poliziotti francesi.

Lo spettacolo ha registrato il tutto esaurito, ma il particolare più significativo, che dona un’aura di rinascita emotiva all’evento musicale, è l’invito personale fatto dalla band californiana a tutti i sopravvissuti dell’attacco dello scorso 13 novembre. Non tutti di loro vi hanno preso parte, poiché ricordano ancora vividamente quegli attimi di terrore, ma qualcuno invece ha deciso di accettare: «Se non vado l’avranno avuta vinta i terroristi», ha dichiarato Thierry, 51 anni, che il giorno della sparatoria rimase nascosto per ore dietro un palchetto prima che le forze speciali entrassero nello stabile.

Gli stessi membri della band però, dopo il concerto, hanno fatto visita a ognuno di loro, per ridare conforto a quei “ragazzi feriti, completamente distrutti fisicamente”. «Se la nostra presenza può aiutarli, allora sarà geniale, non c’è nulla di più importante nella vita».

Anche Jesse Hugues, il leader del gruppo rock, sembra ancora profondamente scosso da quella tragica serata, ma nonostante questo, in un’intervista rilasciata a “I-Telé” ha dichiarato: «Per me è una grandissima responsabilità. Non posso permettere che i cattivi l’abbiano vinta. Devo finire quel concerto».

Tuttavia, durante l’intervista emergono dichiarazioni capaci di agitare le acque di un dibattito ancora molto vivo, soprattutto negli Stati Uniti: quello del possesso diffuso delle armi. Il cantante, che non aveva mai nascosto la sua appartenenza alla National Rifle Association (NRA), una lobby che si batte per l’uso costituzionale delle armi, è convinto che tutti, per difesa personale, dovrebbero possedere un’arma: se quella sera ognuno dei presenti l’avesse avuta si sarebbe ritrovato alla pari con i terroristi.

Già nei giorni scorsi, quando era stato intervistato in Svezia, aveva rivelato che ormai sul suolo americano portava sempre con sé una pistola: «Non sono un cowboy, ma voglio essere pronto», aveva ironizzato.

Nonostante le sue parole forti e la sua appartenenza a gruppi di pensiero dichiaratamente schierati sull’argomento, ci si trova indubbiamente di fronte a un personaggio che ha affrontato una situazione di forte paura e terrore, un uomo che continua, ancora oggi, a fare “incubi ad occhi aperti, ha perso i punti di riferimento, vorrebbe che queste sensazioni sparissero”.  E allora chi, di noi, dopo un’esperienza del genere, non si sentirebbe costantemente in pericolo?

Giorgia Golia

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