La vicenda Buzzi Unicem sui tavoli del consiglio di Guidonia: aperto un tavolo d’intesa con gli altri comuni

GUIDONIA MONTECELIO – Il tema ambientale è tornato alla ribalta nelle aule del consiglio di Guidonia Montecelio, quando, il 26 marzo scorso, l’opposizione ha rivelato le preoccupazioni che gravitano attorno ai forni della società Buzzi Unicem.

Il cementificio è accusato di aver ottenuto in tutti questi anni i permessi necessari per bruciare all’interno dei forni rifiuti e altri scarti di lavorazione. Emanuele di Silvio, Rita Salomone, Domenico De Vincenzi, Simone Guglielmo del Partito democratico e i consiglieri del Movimento 5 Stelle Sebastiano Cubeddu e Giuliano Santoboni hanno spiegato che la Buzzi Unicem nel 2008 ha ottenuto l’UNI EN ISO 14001, un sistema standard di gestione ambientale, e l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), due documenti necessari, secondo il nuovo Decreto Clini per bruciare il CSS nei propri stabilimenti. Il Decreto Clini infatti compara l’ex Combustibile Da Rifiuto (CDR) alle balle di immondizia o Combustibile Solido Secondario (CSS) e permette il loro smaltimento tramite combustione nei cementifici. Santoboni ha inoltre precisato che dall’azienda stessa sono state condotte delle sperimentazioni, da cui hanno brevettato la Carbonext, un CDR di qualità (CDR-Q) che ha ottenuto il REACH (la registrazione europea di tutti i prodotti chimici).

Il consigliere Rocco Cisano (Partito Democratico) ha inoltre esposto quanto condizioni ambientali minate dall’esistenza di discariche, cementerie e Tmb, possano influire sulla salute dei cittadini: l’inquinamento da polveri di cemento può causare l’incremento delle polveri sottili e emissioni di ossido di Azoto, Zolfo, Carbonio che, se inalati, provocano bronchiti e tumori. Alcuni studi condotti in America hanno inoltre riportato che chi abita vicino a un cementificio perde, in media, 9 mesi di vita grazie al cancro ai polmoni, al colon, al retto, alla pelle e alle bronchiti croniche.

«Si arma un cacciatore e poi gli si chiede di non sparare», è stato il commento di Cubeddu, che, insieme a molti membri del PD, mostra preoccupazione verso la nuova politica del governo riguardo ai rifiuti e sottolinea irregolarità nelle analisi dell’ARPA (Agenzia Regionale Protezione Ambientale), che non ha potuto rilevare le emissioni del cementificio nel periodo in cui si stavano facendo delle sperimentazioni, poiché i forni risultavano non funzionanti. «Tuttavia – hanno rincarato gli esponenti del PD – noi non crediamo alle coincidenze. L’impianto TMB, che imballerà i rifiuti, sta per vedere la luce e le certificazioni ottenute dalla Buzzi per bruciare CSS ci insospettiscono».

Nel frattempo sia Michele Venturiello, capogruppo di Forza Italia, che il sindaco Eligio Rubeis hanno cercato di non creare allarmismi tra i cittadini. «Dovete dire ai cittadini che la Buzzi non ha mai bruciato rifiuti, e non ne brucerà perché questa amministrazione si è esposta per far sì che non gli venga consentito» ha dichiarato Venturiello. Il sindaco ha inoltre chiarito che il TMB, dopo la chiusura della discarica, sarà di grande vantaggio per la città, che non dovrà più pagare altri impianti che possano trattare la loro spazzatura, tuttavia ha aperto una strada per dei tavoli di confronto con le amministrazioni dei comuni limitrofi.

Infatti, tra gli spettatori del consiglio, erano presenti anche il presidente del Comitato Risolutivo Ambientale (CRA) e il sindaco di Fonte Nuova Fabio Cannella, invitati ad intervenire dai membri del Pd senza, però, l’approvazione decisiva del Presidente del consiglio Marco Bertucci. Tuttavia, grazie a questa nuova apertura dell’amministrazione verso le associazioni e gli altri comuni, è stata approvata all’unanimità la richiesta, del Pd, M5S e della presidenza, di un tavolo congiunto con Fonte Nuova, Sant’Angelo, Mentana e alcuni rappresentanti della Regione Lazio.

Giorgia Golia

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